D’Avenia, quando è l’amore a dipingere la bellezza della vita attraverso le parole

alessandro_davenia_maredilibri_rimini

Quando è l’amore a dipingere la bellezza della vita semplicemente attraverso le parole, è proprio allora che qualcosa cambia ed è allora che non si può essere gli stessi al termine della lettura di “Ciò che inferno non è”, l’ultimo romanzo di Alessandro D’Avenia. E’ come tornare ad osservare l’orizzonte e riuscire a cogliere nuovi dettagli, con qualche sfumatura di colori in più.
Percezione, questa, che ha caratterizzato anche l’incontro con lo stesso Alessandro D’Avenia in “Dimmi chi è Pino Puglisi”, evento tenutosi a Rimini il 12 giugno scorso nell’ambito del Festival “Mare di Libri”. Lo scrittore, infatti, non solo ha tenuto viva per oltre un’ora l’attenzione di centinaia di ragazzi, insegnanti e lettori presenti in sala, ma ha anche dato modo alle loro emozioni di venire a galla, perché è inevitabile non rimanerne colpiti.
Protagonista di “Ciò che inferno non è”, insieme a Don Pino Puglisi, è Federico, diciassettenne sognatore al quale, pian piano, inizieranno a sgretolarsi quelle certezze che fino ad allora avevano scandito il ritmo delle sue giornate, lasciando aprire una porta sulla “vita reale”, sulla Palermo fatta di ombre, un lato a lui oscuro dove si annida quell’inferno “sordo e muto” del quartiere di Brancaccio. Ma è nello sguardo e nel sorriso di Don Pino che l’autore trova il modo di arrivare al cuore di chi legge. La poesia descrittiva di ogni espressione e gesto dei bambini di Brancaccio avvolge in un turbinio di sensazioni per cui il lettore non potrà che essere rapito dall’atmosfera della Palermo degli anni ‘90, vissuta e sentita dall’autore stesso in modo così profondo da emergere in maniera via via più vivida e marcata, riga dopo riga. La verità è che la bellezza è sempre stata lì: sì, negli occhi di Don Pino, ma anche in quelli di chi sceglie di voler amare nonostante tutto, di chi sceglie ogni giorno di cercare la propria “strada verso il paradiso” anche dove tutto è “inferno”.
L’adolescenza, per esempio, è quel particolare momento della vita in cui più si ha paura di guardare dentro sé stessi, di essere destabilizzati, “messi in pericolo” da qualcuno che ha il compito di prenderci per mano e accompagnarci nel nostro cammino. Un passo dopo l’altro verso la vita adulta. Così come succede a Federico, infatti, è solo scegliendo di varcare quella porta verso un mondo ancora sconosciuto, lasciandosi alle spalle tutte le sicurezze, che si troverà un nuovo equilibrio. Se la vita fosse un viaggio in mare, si potrebbe esser chiamati a decidere se gettare l’ancora e rimanere fermi nello stesso punto oppure saltare su quella scialuppa, che tanto ci spaventa, per muoversi verso un nuovo porto, approdando su sé stessi per poi nascere di nuovo.