“Se si può, si deve?”

“Se si può, si deve?”: il titolo dell’ultimo libro di Roald Hoffmann (premio Nobel per la Chimica) pone la domanda che, secondo lo stesso, ogni scienziato dovrebbe sempre tenere a mente. La questione “etica e scienza”, infatti, è sicuramente una delle più dibattute da sempre e ci pone davanti dei quesiti ai quali, spesso, non sembra esservi una risposta univoca ma che, allo stesso tempo, costituiscono il filo conduttore della coscienza di ognuno. Scienziato e divulgatore, Hoffmann riflette, attraverso quest’opera teatrale in 26 scene e scegliendo il dialogo come mezzo per arrivare al pubblico, sulle responsabilità sociali di scienziati ed artisti. In questo modo si spalancherà una porta su un argomento per cui, secondo l’autore, vale la pena tormentarsi. Il libro si apre con il suicidio del protagonista, il chimico tedesco Friedrich Wertheim, il quale commette tale gesto estremo perché oppresso dai tormenti e dai sensi di colpa per aver scoperto la sintesi della saxotossina, molecola utilizzata da un gruppo di terroristi per commettere un genocidio. Intorno a questo atto disperato si districherà, poi, l’intreccio dei restanti personaggi: Katie, figlia di Friedrich e biologa molecolare di successo, Stephan, artista concettuale amico di Katie ed, infine,  Julia, ex moglie di Friedrich. Katie e Stephan rappresentano degli estremi, quei punti di arrivo a cui l’autore spesso si riferisce come “porticcioli in cui ripararsi, dove l’acqua e calma e la schiena è sicura contro un muro”. Julia, invece, sarà la mediatrice della situazione, e riporterà Katie e Stephan verso il centro, verso quell’equilibrio che per l’autore rappresenta il punto di tensione in cui tutto ha la capacità di divenire altro, il potenziale del cambiamento. Ed è proprio questa la riflessione principale che scaturisce dalla lettura dell’opera: l’idea dell’equilibrio come punto fondamentale, sia nella vita che nella chimica, materia che l’autore stesso definisce come “scienza di mezzo” poiché tutte le molecole possiedono quella caratteristica di poter essere potenzialmente qualcosa, bilanciate tra varie polarità.  E’ nel punto medio che risiede l’equilibrio dinamico, lo stesso che contiene in sé quella tensione che offre la possibilità del cambiamento. Secondo l’autore, infatti, le posizioni estreme sono quelle in cui è facile rifugiarsi per chi non vuole mai cambiare. Il codice etico, quindi, rappresenta per Hoffmann quel punto neutrale a cui artisti e scienziati dovrebbero tendere e che scaturisce dalla loro responsabilità verso l’umanità, la stessa che li rende esseri umani.

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