Gli ormoni come antiossidanti: estrogeni e melatonina

Lo stress ossidativo rappresenta uno dei principali fattori eziologici di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la Sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Negli ultimi anni, infatti, la ricerca farmaceutica è volta allo sviluppo di farmaci aventi proprietà antiossidanti quali potenziali agenti utili nel trattamento di tali patologie. Studi recenti evidenziano come un possibile ruolo sia ricoperto, in tale ambito, da alcuni ormoni sessuali femminili (estrogeni) e dalla melatonina, un ormone naturale prodotto nell’uomo dalla ghiandola pineale (epifisi) e che normalmente regola il ciclo sonno/veglia. Studi biochimici e neurofisiologici hanno evidenziato che gli estrogeni possono migliorare le funzioni cognitive attraverso vari meccanismi: promozione dell’attività serotoninergica e colinergica in specifiche regioni del cervello, cambiamenti vantaggiosi nelle lipoproteine, mantenimento dei circuiti neuronali e prevenzione dell’ischemia cerebrale [1,2]. Tuttavia, vi sono ancora risultati controversi sulla possibile utilità della terapia sostitutiva, nelle donne in post-menopausa, come prevenzione della degenerazione cognitiva.

Anche la melatonina è stata a lungo studiata come potenziale agente neuroprotettivo, la stessa è capace, infatti, di proteggere la neuroglia (cellule con funzione nutritiva e di sostegno per i neuroni) attraverso la detossificazione diretta dai radicali liberi o, in maniera indiretta, inducendo in queste cellule un potenziamento della loro attività antiossidante [3,4]. Tali potenziali proprietà hanno reso la melatonina una delle sostanze più diffuse in questi ultimi anni.

Bibliografia:

[1]. Kondo Y., Suzuki K., Sakuma Y., Neurosci Lett, 1997, 238: 45-48

[2]. Yaffe K., Sawaya G., Lieberburg I., Grady D., JAMA, 1998, 279: 688-695

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