Il biodiesel come potenziale alternativa ai combustibili fossili

Negli ultimi anni si sta sviluppando una sempre più marcata tendenza all’utilizzo di sostanze rinnovabili per fronteggiare la costante deplezione dei combustibili fossili come fonte energetica. Un’importante risorsa è costituita dai “biocombustibili” ed in particolare dal biodiesel. Tale composto è analogo al gasolio ottenuto dal petrolio ma con una diversa origine, esso deriva, infatti, da sostanze naturali come oli vegetali o grassi animali. Chimicamente è ottenuto dalla transesterificazione di tali composti con alcol etilico o metilico in presenza di catalizzatori acidi o basici. I vantaggi del biodiesel sono costituiti principalmente da una ridotta emissione di particolato, idrocarburi, monossido di carbonio e biossido di zolfo e dalla quasi completa assenza di idrocarburi aromatici (come il benzene) altamente tossici per l’uomo e l’ambiente. Le principali fonti rinnovabili di partenza per la produzione del biodiesel sono oli vegetali vergini (olio di colza, di arachidi, di girasole ecc) e di scarto (oli di frittura). Recenti studi hanno dimostrato che è possibile ottenere biodiesel anche in presenza di catalizzatori derivanti da prodotti di scarto naturali come le ossa di pollo(1).

  1. Farooq, A. Ramli, A. Naeem, Renewable Energy, 76, 2015, 362e368

biodiesel

L’acido lipoico, “l’antiossidante universale”

L’acido lipoico (LA) è sicuramente una molecola dotata di grande versatilità sia dal punto di vista chimico che biologico. La sua funzione per eccellenza è quella di antiossidante: tale molecola, infatti, è capace di agire da radical scavenger, da chelante di metalli, da rigeneratore di antiossidanti endogeni e di influire, inoltre, sull’espressione genica. Queste sue prerogative hanno aperto le porte ad un vasto utilizzo dell’acido lipoico in campo farmaceutico: sono numerose, infatti, le industrie che producono attualmente integratori a base di tale sostanza per combattere i radicali liberi e, di conseguenza, l’invecchiamento. Dal punto di vista biologico, la molecola in oggetto è un importante cofattore enzimatico nella respirazione aerobica mitocondriale; ma cos’è che la rende tanto interessante agli occhi dei ricercatori? Una delle sue peculiarità principali, innanzitutto, è la capacità di oltrepassare la barriera ematoencefalica e concentrarsi nel fluido cerebrospinale grazie alla spiccata lipofilia [1]; allo stesso tempo, il peso molecolare relativamente basso e la contemporanea presenza sia di un gruppo carbossilico che di una catena idrocarburica nella sua struttura chimica, lo rendono solubile in soluzioni acquose ed oleose. Quest’ultima caratteristica, insieme al pronto assorbimento per via orale, ha ispirato alcuni studiosi che hanno definito l’acido lipoico come “l’antiossidante universale” [1]. Grazie al suo vasto ventaglio di proprietà, i potenziali utilizzi in campo terapeutico sono molteplici: numerosi studi, infatti, sono attualmente in corso per quanto riguarda il diabete, l’avvelenamento da metalli pesanti, il danno da radiazioni, le infezioni da HIV e le malattie neurodegenerative.

Bibliografia:

[1] L. Packer, E. H. Witt, H. J. Tritschler, Free radical biology and medicine, 1995, 19, 227-250

acido-alfa-lipoico2